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*loading* gli errori di digitazione che vi hanno portato qui.
mercoledì, 04 aprile 2007

PARIS SERA TOUJOUR PARIS

Sto aspettando di capire cosa a proposito di questa recente incursione a Parigi è meritevole di essere raccontata (sempre di sublimi minchiate si tratta, sia chiaro). Al momento, se ci penso, mi viene in mente una sorta di elenco.

1)La stronzaggine dei parigini.
Se sei parigino e se specialmente fai un lavoro che ti porta a contatto con non parigini e sei non dico simpatico ma quantomeno sorridente e gentile, pare che ti arrestino. Puoi avere i pacs, puoi fumare nei ristoranti, puoi avere LePen che si candida presidente, ma se non sei stronzo, ti confinano sull'isola del Giglio (all'Elba no, chè hanno capito che si scappa facile).

2)Puoi fumare nei ristoranti.
Si, per la prima volta nella mia vita di viaggiatore mi sono sentito un cittadino civile in un altro paese. Il fatto di poter fumare dentro, in un posto così avanti, ti fa strano anche se la tua media quotidiana è pari a quella di Camilleri, puoi finalmente vendicarti col parigino stronzo e farlo sentire una merda guardandolo con disprezzo.

3)I parigini camminano veramente con la baguette sotto l'ascella.
E in questi giorni lassù faceva piuttosto caldo, d'altronde non ci sono più le mezze stagioni, e la Francia non è più quella di una volta, osservi questi tipi con la erre moscia e ti rendi conto che si stava meglio quando si stava peggio, e che a Roma però c'è un clima ideale tutto l'anno. Avercelo un terrazzino a Roma. Secondo me sarebbe d'accordo anche Pippo Baudo che ovviamente è sempre il più professionale di tutti. Osservarli mi ha fatto avere fiducia nei luoghi comuni.

4)E' una città molto romantica.
Passare lì quattro giorni, ti rimette al mondo insieme alla tua dolce metà. Alla sera, coi piedi gonfi, l'alito fetido, la schiena a pezzi e dopo aver osservato le mani di Rodin, il centre Pompidou e la Nike alata, dopo aver scattato stupide foto, dopo aver inutilmente cercato Quasimodo dentro Notre Dame, dopo aver visto se attorno alla Gioconda ci fossero per caso gocce di sangue o tracce di Jean Reno, dopo aver spento una candelina sul pont des artes, dopo tutto questo guardi il tuo personale sex symbol e pensi che sei un ragazzo fortunato.

Se mi viene in mente qualcos'altro ve lo faccio sapere.

MrF

postato da: mrfortune alle ore 19:59 | link | commenti (4)
categorie: figure, trips, sublimi minchiate
lunedì, 13 marzo 2006

AMSTERDAM


Sto aspettando di capire se ho voglia di mettere sul blog il diario del mio fine settimana. Odio i diari dei fine settimana sui blog.
Intanto qualche parola, poi dopo, forse, anche qualche foto.

Non è solo la questione delle canne, non è solo quello, e non lo è mai stato SOLO quello. Neanche quando avevo diciotto anni. Mi piace che non il sesso, o la droga, o la musica, la moda, niente sia motivo di giudizio da parte di alcuno.
Io soffro molto del sentirmi giudicato; probabilmente perché sono uno che ha il vizio di dare i nomi alle cose, di attribuire giudizi.
Ad Amsterdam puoi avere a che fare con chiunque, parlando di qualunque cosa, tutti saranno egualmente cortesi, sorridenti e disponibili di qualunque cosa tu stia parlando.
Mi sento molto libero in quella città. Trovo dignitoso il poter parlare con l’autista di un autobus senza la paura di dover nascondere la mia fattanza, trovo bello che l’autista non mi giudichi, che non faccia l’occhiolino, ne che faccia battutine maliziose se gli domando l’indirizzo di un sexy-shop.
Credo che cambierei parecchio se abitassi lì.
Mrf.

Il diario, forse no, ma una cosa la voglio fare, ringraziare Zok per i preziosi consigli.
postato da: mrfortune alle ore 23:06 | link | commenti (6)
categorie: figure, trips
mercoledì, 08 febbraio 2006

FIGA

A parte il fatto che dicono: figa, figo, cagare, caga, al posto di: fica, fico, cacare, caca, i milanesi, non è vero che sono antipatici. Certo poi ci sono le eccezioni, ma lui è un caso a parte. Chè lui è un milanese che vive a Roma. E un milanese non può vivere a Roma. È una cosa che non può accadere, è ingiusto come sarebbe costringere uno Sherpa a vivere a New York. È innaturale. Milano e Roma sono il giorno e la notte, sono opposte. E non è vero che i milanesi sono antipatici, sono diversi, lontani anni luce come le loro rispettive città. Il milanese vive nel culto del lavoro e proprio ci gode a lavorare. Come può un milanese lavorare a Roma, dove chiunque alla parola lavoro, rosica. I milanesi a roma diventano pazzi.
Ultimamente per motivi di lavoro mi è capitato di andare a Milano. Per motivi di lavoro.
È stato molto figo. Proprio una gran figata.
Veloce, puntuale, dinamico e affascinante il lavoratore milanese ti si presenta sorridente a tutte le ore del giorno, e sempre a tutte le ore del giorno, pulito, pettinato, fresco di doccia, profumato di shampoo. Secondo me, che mi sono chiesto come facciano, è una questione di diversità del sebo. Cioè, i milanesi non puzzano perché a lavorare ci vanno volentieri. Quindi secondo me, i milanesi, non sono antipatici. Sono solo degli alieni.
Mrf.
postato da: mrfortune alle ore 15:52 | link | commenti
categorie: trips
martedì, 07 febbraio 2006

TRENITALIA

A Bologna il terno si ferma per dieci minuti.
Ne approfitto per scroccare una sigaretta sulla piattaforma. Mi va bene; trovo una Marlboro rossa.
Al mio ritorno davanti a me trovo una nuova passeggera.
Trenta, forse trentacinque anni, ben vestita, si intona alla perfezione con tutti gli altri passeggeri di prima classe, dove io mi sento l’unica nota stonata.
Sul tavolino reclinabile due cellulari.
Apre il sacchetto di carta di McDonald; uguale in tutto il mondo, e comincia a mangiare delle patatine, leggendo quella che sembra una pratica legale.
Forse la mia compagna di viaggio è un avvocato.
La pianura padana adesso scorre alla mia sinistra a tutta velocità.
Tutta uguale, noiosa.
Uno dei due telefonini dell’avvocato vibra tre volte, nervosamente, sul tavolino.
Lei risponde, bisbigliando. “Tesoro, grazie (pausa) sono già seduta, non posso cadere, dimmi pure”.
Silenzio, l’avvocato non parla più, si morde il labbro inferiore producendo una smorfia al tempo stesso buffa e sexy.
Sempre bisbigliando.
“Quello che mi hai appena detto è bellissimo, come potrei non piangere”.
Altre pause di silenzio, “tesoro” sta ancora parlando, evidentemente.
“i miei figli chiedono di te, lo sai?” “gli ho detto che hai tanto da lavorare, che è per questo che non ti fai vedere mai".
Dopo un po’ la telefonata cessa: “ti abbraccio tesoro, mi dispiace di poterti vedere così di rado”.
L’avvocato guarda pensosa la pianura padana, uguale a se stessa da ormai diversi chilometri.
Poi prende in mano l’altro telefonino, fa un numero.
“Ciao amore, lì tutto bene? I bambini? Dovrei arrivare a milano fra un’ ora mi vieni a prendere? (pausa) Grazie, ciao amore”.
Riprende a leggere, l’avvocato.
La sua espressione non tradisce più nessuna emozione. Il suo senso di colpa si è placato.
La batteria del mio computer si è scaricata.
Mrf.
postato da: mrfortune alle ore 00:00 | link | commenti (1)
categorie: racconti, figure, trips